Il team building funziona davvero? Ecco cosa cambia sul serio dopo un'attività di team building a Roma

Una caccia al tesoro per i vicoli di Trastevere è un ottimo modo di trascorrere un venerdì pomeriggio o anche una prima serata e non c'è dubbio che possa risultare divertente e appassionante per un gruppo di amici o di colleghi che vanno, in generale, abbastanza d'accordo. Pensare che possa bastare da sola a risolvere una tensione strutturale tra il reparto vendite e quello marketing, è tutta un'altra storia. Ed è proprio da qui che vogliamo partire ogni volta che si parla di team building: dall'onestà, prima ancora che dall'entusiasmo.

Noi di Team Building Roma organizziamo eventi da anni per aziende che vogliono migliorare l'armonia e la produttività all'interno dei propri gruppi di lavoro. Ma, soprattutto, ci prendiamo il tempo di contattare i nostri clienti dopo ogni evento, per chiedere loro quali siano gli effetti reali che hanno registrato nei loro dipendenti una volta ritornati alla routine quotidiana. Ci interessa sapere cosa è cambiato, ma, soprattutto, cosa è rimasto uguale. Questo dato, paradossalmente, ci è sempre più utile di qualsiasi complimento, perché si impara sempre più dagli obiettivi mancati che da quelli centrati. Quindi, quando qualcuno ci chiede se il team building funziona davvero, la nostra risposta arriva da quei dati raccolti sul campo, incrociati con la ricerca più ampia sul tema.

Cosa può fare davvero il team building per la tua azienda

Partiamo dalla buona notizia: il team building funziona, a patto di organizzarlo nel modo giusto per i giusti motivi e di non pretendere risultati che esulano dalla sua sfera d'azione. Una ricerca condotte da Gallup, citata ampiamente negli studi di HR, mostra che l'isolamento sul luogo di lavoro può far calare la produttività fino al 21%, mentre la socialità con i colleghi ha l'effetto contrario: ricostruisce quella fiducia reciproca che spinge le persone a supportarsi a vicenda. Altre analisi di settore collegano i programmi di team building strutturati a incrementi di produttività a due cifre, oltre che a un calo sensibile del turnover in azienda. Numeri che si traducono in una maggiore capacità di rispettare gli obiettivi aziendali e in prestazioni complessivamente migliori: non stupisce che sempre più aziende continuino a prenotare queste esperienze, cercando di renderle sempre più memorabili, spesso puntando anche su viaggi incentive per completare il pacchetto.

Quali attività di team building fanno davvero la differenza?

Non tutte le attività di team building, però, funzionano allo stesso modo e perseguono gli stessi obiettivi. Le cacce al tesoro nel centro storico della Città Eterna restano tra le nostre preferite, perché costringono i piccoli gruppi a comunicare in modo rapido e a improvvisare, oltre a offrire molteplici occasioni di ilarità (e anche perché molti dei nostri clienti sono a Roma per un viaggio incentive, e le nostre cacce al tesoro sono un modo alternativo e molto apprezzato per scoprire la città). Le escape room alzano l'asticella della sfida, per quanto in un contesto contenuto e a basso rischio, che può ricordare la pressione di un progetto imminente. L'orienteering, invece, cambia le carte in tavola, portando le persone all'aperto, dove la gerarchia aziendale conta poco e prevale invece l'adrenalina di trovarsi a diretto contatto con la natura.

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Per i team più assetati di emozioni forti, gli sport all'aperto come rafting o le gite in mountain bike sono un ottimo modo di azzerare le gerarchie, offrendo allo stesso tempo un ottimo sfogo per le energie accumulate (e poi stare all'aria aperta fa bene, specialmente a chi solitamente svolge il proprio lavoro seduto a una scrivania). Completamente diverse sono le capacità che si stimolano se si prova a costruire qualcosa insieme, per esempio assemblare una bicicletta a partire da pezzi singoli o girare un cortometraggio in un pomeriggio: qui ci si trova davanti a un risultato concreto, che resta tangibile e che diventa il simbolo di una collaborazione proficua. Infine, sempre più aziende scelgono di unire alle attività di team building azioni ad impatto sociale o ambientale, partecipando a progetti di solidarietà o beneficenza legati. Questo tipo di esperienze incidono profondamente sulla percezione che le persone hanno del proprio datore di lavoro. I riscontri dei nostri clienti confermano che questo aspetto conta enormemente, ed è un fattore sempre più rilevante negli ultimi anni.

Tutti siamo più consapevoli del peso delle nostre azioni sul mondo e, proprio per questo, sempre più persone si interrogano sulla coerenza etica del proprio lavoro e della propria azienda: sapere che il proprio datore di lavoro si adopera per rendere il mondo un po' migliore, un po' più sicuro e un po' più equo può fare una differenza enorme in termini di serenità e, di conseguenza, capacità di trattenere i talenti migliori.

Perché il team building non è una bacchetta magica

Ed eccoci al punto del quale molte agenzie preferiscono non parlare con i clienti. Il team building può davvero migliorare l'armonia del team e incrementare la produttività, su questo non c'è dubbio. Ma non può cancellare problemi seri che magari si sono stratificati nel corso di lunghi periodi. Se due colleghi covano un rancore personale che si è consolidato negli anni, un pomeriggio di orienteering nei Castelli Romani non risolverà la situazione e non c'è gita in bicicletta che tenga. Dove c'è ostilità reale, dove si riscontrano dinamiche tossiche radicate nel funzionamento di un gruppo di lavoro, serve ben altro, per esempio il coraggio di condurre un confronto diretto e onesto e, se necessario, di ricorrere una mediazione professionale. Noi possiamo aiutare i professionisti a pensare in modo più creativo e a lavorare insieme, ma non possiamo essere la scorciatoia per evitare una conversazione scomoda o la presa di coscienza di trovarsi all'interno di una cultura aziendale tossica o il risentimento per condizioni di lavoro inadeguate. Mandare in un'escape room due persone che non si sopportano, sperando che se la cavino da sole, è a dir poco ingenuamente ottimistico, e, nella peggiore delle ipotesi, rischioso per l'armonia del team.

Lo diciamo perché lo abbiamo assistito a entrambi gli epiloghi. Un team con piccoli attriti o un morale non altissimo possono risultare davvero trasfigurati dopo una giornata di team building ben progettata. I team con conflitti profondi hanno bisogno di qualcos'altro, di un lavoro più diretto e mirato, e far finta di niente non è una buona strategia.

Come valutiamo il funzionamento delle nostre attività di team building?

Una parte importantissima del nostro lavoro sono le telefonate di follow-up, raccogliendo così le impressioni di aziende italiane e internazionali che presentano necessità estremamente diverse fra loro e raggiungendo conclusioni assolutamente coerenti. Dopo quasi ogni evento, ricontattiamo i clienti a distanza di settimane, per chiedere cosa sia cambiato nella vita lavorativa quotidiana: le riunioni durano di meno? Il feedback arriva in modo più diretto? Le risposte variano, ovviamente, ma la tendenza resta coerente. I team che già funzionavano ragionevolmente bene tendono a segnalare una collaborazione più fluida e decisioni più rapide.

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Il team building è un investimento nelle risorse umane

Il team building funziona, quindi? In generale sì, e a dirlo non siamo solo noi: lo conferma la ricerca, insieme alla nostra esperienza diretta in centinaia di progetti organizzati in tutta Roma. L'importante è non aspettarsi che una singola caccia al tesoro basti a fare da antidoto a una cultura aziendale compromessa. Usa le attività di team building come un investimento su un team di persone che vogliono già lavorare bene insieme, e affiancale a una gestione onesta, ovunque ci siano problemi più profondi da affrontare. I risultati, possiamo dirlo con certezza, arriveranno.

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