L'IA non sa fare la carbonara, ma il tuo team sì!
Quando abbiamo smesso di toccare le cose? Quante videocall e notifiche su slack ci sono volute perché ci dimenticassimo che le dita non servono solo per toccare tasti e touch screen? Digitiamo, scrolliamo e clicchiamo fino a farci venire il tunnel carpale, mentre le nostre mani hanno ormai dimenticato cosa significhi costruire qualcosa da zero. È anche paradossale che la generazione con gli strumenti più potenti nella storia dell'umanità sia diventata straordinariamente brava a non produrre nulla di tangibile, pur essendo sempre ossessionata dalla produttività. Da circa un decennio, come agenzia, osserviamo le aziende dibattersi in questo identico contrasto inconciliabile, sempre con lo stesso tipo di problema.
I team arrivano sfiniti per il senso perenne di astrazione, abituati a presentazioni infinite, dashboard sempre diverse, riunioni per parlare di altre riunioni, mentre persino il settore del team building aziendale segue il trend perseguendo strumenti ed esperienze sempre più digitali. Quello che i professionisti cercano davvero, però, è qualcosa da toccare con mano, da plasmare, magari con il rischio di fare un pasticcio, ma soprattutto qualcosa che non li metta in competizione con un bot. La soluzione l'abbiamo trovata nella tradizione che più ci rappresenta, perché l'intelligenza artificiale sa scrivere contenuti, costruire piani, comporre musica, ma c'è una cosa che proprio non sa fare: la carbonara. 
Il team building esperienziale: quando le mani ricordano ciò che il cervello ha dimenticato
L'artigianalità esiste da millenni, eppure siamo riusciti a dimenticarcene in meno di dieci anni. Questo non significa che non si possa tornare indietro, ma farlo ci richiede di passare a un paradigma di pensiero completamente diverso, accettando, per esempio, che gli errori siano possibili e immediatamente visibili, che il feedback è fisico e che non esista un tasto "annulla". Se tagli male la pasta, se bruci il guanciale, se cuoci troppo le uova te ne accorgi in pochi secondi, a dirtelo saranno il tuo stesso naso e i tuoi occhi a dirtelo, senza bisogno di aspettare la review trimestrale. Questo tipo di riscontro immediato aiuta a ritrovare la fiducia nel proprio giudizio, attraverso la ripetizione e anche attraverso un certo numero di piccoli fallimenti.
I pedagogisti lo ripetono da decenni e la scienza lo conferma: i metodi pratici ed esperienziali aiutano ad alzare sensibilmente i tassi di ritenzione rispetto all'ascolto passivo, e l'effetto si amplifica quando le persone affrontano una sfida insieme piuttosto che da sole, perché chi apprende con l'esperienza pratica ricorda di più e più a lungo rispetto a chi apprende con i più tradizionali formati passivi. I team che imparano "facendo" non solo ricordano di più, ma discutono e comunicano meglio, si ascoltano con più attenzione e riconoscono i punti di forza reciproci molto più agevolmente di chi segue formazioni o attività di team building tradizionali. 
Il team building esperienziale deve mettere alla prova: la creatività ha bisogno di attrito in un mondo senza attrito
In molti ambienti professionali si ritiene ancora la creatività sia qualcosa che si evoca con il software giusto. Un'idea, peraltro, ampiamente smentita dalla quantità impressionante di contenuti mediocri che si trovano online, che altro non sono che ciò che accade quando si delega la creatività privandola del suo motore naturale e della sua fonte originaria, cioè l'esperienza umana. La creatività ha bisogno di vincoli, di disordine, di una scadenza, ma soprattutto ha bisogno di attrito, di fatica, di una sorta di percorso dell'eroe in cui la mente creativa impara ad aggirare ostacoli e superare difficoltà. Date a un gruppo di colleghi un compito fisico genuinamente complicato, tre ingredienti, un tempo prefissato e un risultato che tutti possono vedere e assaggiare, e osservate cosa succede all'energia nella stanza: performare la competenza in un contesto simile è impossibile, occorre quindi usarla davvero. È esattamente qui che i formati esperienziali, basati sull'imparare facendo, dimostrano il loro valore all'interno del team building aziendale. Tolgono di mezzo ruoli e gerarchie e li sostituiscono con un progetto condiviso, caotico il giusto e sempre molto appagante.
L'intelligenza artificiale non sa fare la carbonara
È dunque proprio vero che gli algoritmi faranno presto tutto meglio di noi? Quello che possiamo dire con certezza è che, per ora nessuna macchina ha mai fatto una carbonara decente e difficilmente la farà in futuro. Non perché la ricetta sia segreta (anche perché sono solo quattro ingredienti), ma perché la carbonara punisce la mancanza di attenzione umana. L'uovo impazzisce se non capisci al volo di che livello di calore ha bisogno, l'acqua della pasta va valutata a occhio, con l'aiuto dell'olfatto, valutandone la resistenza leggera sotto il cucchiaio di legno. Si può addestrare un modello su diecimila ricette, ma il bot continuerà a non sapere quando il guanciale è abbastanza croccante, perché non ha un bocca, un naso, due mani. Il cibo è ostinatamente, meravigliosamente fisico. Coinvolge vista, olfatto, tatto, udito e gusto tutti insieme, e questa combinazione non si può replicare in formato digitale. Ce ne siamo accorti durante la pandemia, quando le aziende ci chiedevano con insistenza attività di team building capaci di restituire una componente fisica alla realtà fredda e alienante dell'essere confinati ognuno in casa propria, lontani dai colleghi, impossibilitati a coabitare uno spazio reale. Da allora, condividere un pasto cucinato insieme si è dimostrato il modo migliore per riconnettersi al fatto che siamo tutti animali dotati di un corpo, siamo più dei nostri ruoli e dei nostri titoli professionali.
Portare il calore di una cucina nella vita aziendale
È esattamente questo il territorio in cui lavoriamo. Il nostro cooking challenge trasforma i tuoi colleghi in vere e proprie brigate di cucina, guidate da chef professionisti, impegnate a comporre un menu originale a partire da ingredienti freschi, destreggiandosi tra comunicazione, organizzazione e tempi strettissimi. Nessuno esce da questa esperienza senza aver capito qualcosa in più su come la propria squadra lavora davvero sotto pressione. Per i gruppi più attratti dal dopo-cena che dalla cena, il mixology challenge è la sfida perfetta e regala un'occasione autentica per condividere un drink insolito, sperimentando insieme combinazioni e sapori. Per chi cerca qualcosa di più raffinato, il nostro wine challenge sfida i partecipanti a gustare senza guardare, affinando concentrazione e palato e condividendo la descrizione di sensazioni fisiche e sfumature di gusto. Ogni formato è diverso, ma ciascuno affonda le radici nella stessa idea: l'apprendimento è più efficace, quando coinvolge anche il corpo.
Cosa significa tutto questo per il tuo prossimo evento di team building
Non stiamo proponendo un senso di nostalgia per un'epoca pre-digitale, perché quell'epoca aveva i suoi problemi e non ci interessa tornare indietro. Ci appassiona, invece, la consapevolezza che artigianalità e creatività prosperino proprio grazie a quell'attrito che gli schermi fanno sparire. I team che imparano insieme attraverso attività esperienziali e pratiche costruiscono saperi e ricordi molto più consistenti e significativi, legati alla soddisfazione di aver creato qualcosa insieme.